Ret-con

ts_retconTra le varie tecniche del mondo seriale, la ret-con e tra le meno famose ma tra le più intriganti. Decisamente tra le più stravaganti.

Il suo nome è una contrazione: ret-con sta per retroactive continuity, continuità retroattiva. Per semplificare al minimo denominatore: raccontare un dettaglio del passato di una storia che non era mai stato raccontato, oppure riprenderne uno che già c’era per dargli un nuovo significato, così da poter dare una sterzata nella trama con lo sviluppo di una nuova storia e nuovi presupposti. O in alcuni casi vere e proprie rettifiche. Un’idea allo stesso tempo semplice tanto quanto complessa.

Se avete mai letto quell’incredibile e violento gioiello di attualità che è 1984, ne troverete la spiegazione di un’inquietante applicazione psicologica della retroactive continuity.

Tornando alla serialità, la ret-con è un espediente narrativo molto utile nel caso si abbia a che fare con personaggi con una lunghissima storia alle spalle, come quelli iconici del mondo del fumetto, da Superman e Batman all’Uomo Ragno; oppure con il ritorno di una serie, dopo una lunga pausa di anni e quindi con l’inevitabile esigenza di aggiornarla con l’evoluzione e il progresso del mondo, prendete ad esempio il Doctor Who. O magari per sistemare piccole sviste, come morti o simile.

La complessità che sta dietro l’utilizzo di questo escamotage non si limita soltanto alla sua stessa struttura, ma anche al rischio che il lettore o lo spettatore lo subisca come forzato o posticcio.
Generalmente le opzioni principali della ret-con sono due: l’aggiunta o la modifica.

Untold Tales of Spider-ManL’aggiunta è molto diffusa e ha persino dato vita a serie e miniserie parallele, ad esempio la Untold Tales of Spiderman di Kurt Busiek, ma in qualche modo anche la collana The Legend of The Dark Knight su Batman. In definitiva, l’atto di raccontare storie del passato di serie o personaggi, che nessuno aveva mai raccontato prima, in alcuni casi è sovrapponibile al concetto di prequel, soprattutto quando questo genera caratteristiche che vengono poi assorbite dalla serie principale. Oltre che, ovviamente, un ottimo modo per riproporre un mood della serie o di un personaggio ormai sorpassati. La nuova trilogia di Star Wars lancia molti elementi di ret-con, come la saga di grande successo di Batman, Hush, la quale si basa proprio sull’inserimento di un nuovo personaggio attraverso una bella ret-con.

Per quanto riguarda la modifica molto spesso nasce in caso di ripensamenti e in questo caso possiamo permetterci di scomodare persino grandi classici. È un ottima tecnica per le resurrezioni (pensavate fosse andata così… e invece!): possiamo citare mille fumetti, ma forse una delle prime e più famose volte in cui è stata utilizzata è quella di Sherlock Holmes ad opera dello stesso Conan Doyle. E che dire dell’episodio in cui Bilbo Baggins trova l’anello ne Lo Hobbit? Quando con Il Signore degli Anelli Tolkien si è reso conto di aver intrapreso tutt’altra direzione, ecco che ci viene raccontata nuovamente: per correggere l’incongruenza, l’autore ci dice che in realtà la bugia era nata a causa dell’influenza nefasta dell’anello stesso…
O infine pensiamo ai costanti aggiornamenti di personaggi estremamente longevi: quanti supereroi si sono rivisti aggiornare le origini spostando ad esempio la loro presenza dal conflitto del Vietnam a quello del Golfo, per esempio.
Esistono poi casi più drastici, in cui non si modifica semplicemente, ma si sottrae addirittura una linea narrativa o un personaggio. Molto spesso in questo caso le spiegazioni sono laconiche (quasi sempre si tratta solo di ripensamenti da parte dell’autore o degli autori) e in generale si tratta di uno dei casi di ret-con che fa più facilmente storcere il naso.

[box title=”Wolverine, che di retroattivo non ha solo gli artigli” color=”#333333″]wolverine_storiaLogan alias James Howlett alias Wolverine: x-men, vendicatore, x-force e quasi qualunque altro gruppo Marvel (sì, se velo state chiedendo è stato per un po’ anche uno dei Fantastici 4) è, nel mondo del fumetto supereroistico, peculiare sul fronte ret-con. Dopo anni di oscurità sul suo passato, di cui si sapeva solo perso parecchio indietro nel tempo, è stata costruita un’intera miniserie, Origini, scritta da Paul Jerkins e disegnata da Andy Kubert e Richard Isanove che ha dato vita ad una serie regolare di 32 numeri, sempre chiamata Origins che è a tutti gli effetti una unica lunga retroactive continuity. Questo senza contare i più disparati elementi di continuità retroattiva inseriti qui e lì dai tanti autori che ci hanno avuto a che fare nel corso della sua lunga e fortunata carriera editoriale. Lo stesso film X-Men le origini – Wolverine inserisce alcuni elementi di ret-con rispetto alle prime due pellicole sugli X-men. Sarà forse conseguenza della sua stessa natura: in fondo il personaggio era apparso per la prima volta, con molto meno spessore, come avversario per un episodio di Hulk. Il suo rilancio che ne decretò poi il successo all’interno dei nuovi X-men, partì proprio grazie a qualche piccolo intervento in ret-con… [/box]

Tra le mani di un buon autore, l’utilizzo della retroactive continuity, può generare cose davvero appassionanti: idee narrative, le storie dentro le storie, create per giustificare scelte così pericolose, possono regalarci invece piccole perle di genialità e permetterci, in alcuni casi, di fare accettare alterazioni persino ai puristi più intransigenti.

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