Web e Serialità: nulla è più lo stesso

Andrea Toso intervistato da Sono Cose SerieIncontriamo Andrea Toso, più noto sul web come Axell, in centro a Torino. Ci raggiunge in bici, come ama fare. Siamo qui a parlare con lui di web e serialità, perché sono tante le cose che ci frullano in testa a riguardo. Sono talmente tante che apriremo una sezione sul blog tutta dedicata a questo. Ma per avere una primo instradamento ci rivolgiamo a chi sul web, per passione, per lavoro e per ricerca, ci ha passato e ci sta passando un vita.

Sono Cose Serie: Noi di Sono Cose Serie pensiamo che il Web sia probabilmente il media seriale per eccellenza. Ci sbagliamo di molto?

Andrea Toso: Non so se sia il web, so che il web in questo momento è il focus su cui tutti stanno sperimentando nuove forme di fruizione di contenuti che spesso sono nati in altri luoghi.
Il problema è che il web è immenso e trovare dei punti di riferimento è un vero e proprio lavoro. Come sappiamo l’immensità è una caratteristica peculiare e vincente del web, ma anche un grande limite, soprattutto per chi è abituato a pensare in modalità “contenitore”. Mi spiego meglio. Chi non è nativo digitale ha sempre pensato che i contenuti potessero stare in “universi finiti”. In scatole molto “fisiche”. La TV, la radio, i magazine cartacei i libri, il Cinema. Il web ha scardinato tutto questo e i nuovi contenuti hanno dovuto cercare spazi propri per espandersi e trovare pubblico. Chi è nativo digitale sa che tutto è sul web. Punto.
Allo stesso tempo i media tradizionali hanno dovuto rimettere in discussione tutto, non solo la parte più onerosa che è quella di produzione e di distribuzione, ma la parte di “genesi” stessa dei contenuti.
Si potrebbe parlare per ore di come il pubblico sia diventato anche autore ecc. ecc. Ma la cosa importante da ricordare è che il processo è ancora lungo e il business legato all’intrattenimento sul web è ancora poco definito.
Il web comunque è sicuramente l’unico posto dove saranno creati i contenuti del futuro. Seriali o non seriali.

SCS: Che importanza hanno le componenti seriali (es la periodicità) nel successo di un blog o un podcast? Influenzano reputation e viralità? Insomma, che ruolo ha la serialità nella natura stessa del web?

[pullquote align=”right”]E’ inutile cercare di convincerlo che non può vedere quello che vuole, ma che deve vedere quello che in quel momento è nel palinsesto.[/pullquote]

AT: La serialità è fondamentale per acquisire quella che nel marketing è definita loyalty: la devozione per una cosa, un gruppo, un brand. Ancora in pochi lo hanno capito. Ma nell’ADV usare lo storytelling è già stato un grande passo.
Non esistono, secondo me, grandi casi di serialità al momento. Siamo ancora nella “coda lunga” e forse lì rimarremo per molto tempo. E forse non è un male.
Ho il sincero dubbio che blog e podcast abbiano ancora molto senso.
Forse siamo vicini a qualcosa che è più cross mediale, e in questo anche più “seriale”.
E soprattutto siamo vicini a una fruizione quasi solo mobile. iPad ha cambiato molto, se non tutto. Le web serie si guardano/guarderanno sulle TV (usato solo come schermo stupido) e sui tablet.
Mio figlio di 3 anni vuole vedere le cose in TV che gli piacciono. Siccome è abituato a vedere i cartoon su YouTube io ormai non uso più la TV se non come “monitor”.
E’ inutile cercare di convincerlo che non può vedere quello che vuole, ma che deve vedere quello che in quel momento è nel palinsesto. Strano vero?
No, a pensarci bene, è una cosa estremamente naturale.

SCS: Quando pensiamo al web e alla serialità viene subito in mente fenomeno in piena espansione delle web serie. Ma le web serie sono delle serie tv pubblicate su Internet o hanno caratteristiche peculiari che le distinguono e le caratterizzano in modo unico? Nel caso, quali sono le caratteristiche principali che distinguono i due prodotti?

AT: Non saprei. Io ne seguo solo una di web serie, ma è una questione legata ai limiti di tempo. Non riesco più a seguire le serie TV perché sono programmate in orari un po’ critici per me. Ho un bimbo di 3 anni che si addormenta quando le serie iniziano.
La cosa che differenzia i due prodotti, oltre al budget e alla qualità (non sono variabili molto collegate, ma spesso ahimè sì) è la possibilità di vedere quello che si vuole quando si ha tempo.Locandina Lost - Photos courtesy of ABC. All Rights Reserved.
La TV non è VOD, il web sì. E il VOD a tendere sarà sicuramente l’unico modello vincente.
Le serie TV di una volta iniziavano dopo il TG delle 20 (rigorosamente alle 20.30), duravano sì e no un’ora e c’erano una volta la settimana. Se uno perdeva una puntata o la video registrava prima o se la faceva raccontare dagli amici. La serialità diventava un impegno concreto e rigido. Le serie TV attuali hanno lo stesso problema e in più sono spesso programmate in modo anomalo dalle reti. Due giorni di seguito, buchi di mesi tra una puntata e altre e cose simili. Il risultato è che la metà degli italiani ha seguito serie come Lost o Heroes scaricandole dai torrent in inglese e di fatto lo ha fatto in modalità VOD. Le web serie hanno meno budget e non hanno attori conosciuti (non sempre) ma sono interattive, cross mediali e soprattutto sono VOD. Vedo grandi possibilità per i cartoon, che tra l’altro dialogano benissimo anche con il gaming, grande elemento digitale seriale.

SCS: Ci stai dicendo che la modalità VOD decreterà la fine della serialità?

[pullquote align=”right”]La serialità diverrà più “spaziale” lavorando su più linee narrative parallele[/pullquote]

AT: Sì ma anche no. La serialità intesa come meccanismo basato sulla successione temporale probabilmente sì. Se posso guardare tutta una stagione di Lost di seguito, un cliffhanger costruito per montare l’attesa ha ancora senso? La serialità diverrà più “spaziale” lavorando su più linee narrative parallele che costringeranno l’utente seguire i contenuti nell’ordine richiesto per poter apprezzare la totalità della storia.

Sarà lo shock della risposta, sarà l’impatto dell’idea, sarà che non ci sono più le mezze stagioni, veniamo interrotti da un improvviso acquazzone. Ci rifugiamo in attesa che il fortunale si plachi.

SCS: Domanda da rissa: ma le web serie sono prodotto artistico con una dignità propria o solo l’ennesimo meccanismo per conquistare visibilità e spazio promozionale nel sempre più intasato Web?

AT: Le web serie sono il futuro della TV. Punto.
Quando anche i grandi lo capiranno allora il denaro sarà spostato lì, tra l’altro con enormi risparmi in generale e una diffusione molto più capillare. Il problema comunque sarà legato ai diritti d’autore e a cose simili, uno scoglio che per un po’ di anni renderà molti contenuti poco liberi. Un paradosso per la rete. Modelli di business come quelli legati a logiche di “gamification potrebbero liberare molti contenuti. Ma anche qui bisognerebbe parlarne per ore.

SCS: Consigli ai nostri lettori uno o due prodotti seriali web (web serie, blog, podcast) da non perdere assolutamente.

L'Apprendista Libraio - il blogAT: Una serie da vedere è assolutamente Lost in Google, forse la più famosa, ma non si può non conoscere. Il blog che seguo di più adesso è Apprendista Libraio. Molti “blog” seriali sono scomparsi dalla rete e molti altri blog, con la nascita dei fenomeni Facebook e Twitter, non se la passano molto bene. Questo blog (abbastanza giovane) resiste ed è da seguire, perché molto reale.
Molta serialità potrebbe passare sui social media. Ancora non è possibile, ma io ad esempio seguo account su Twitter che hanno molto di seriale. Oltre a Spinoza seguo @Iddio su Twitter. Non mi delude mai.

SCS: Prometti che ci verrai a trovare durante una delle nostre dirette della prossima stagione della trasmissione radiofonica?

AT: No. Assolutamente no. (Certo, lo farò con piacere)

E ci fermiamo qui, incassando la promessa.
In realtà, però, non ha mai smesso di piovere e ci siamo fermati ancora a ragionare e discutere con Andrea Toso aka Axell. Ma quello che ci siamo detti sotto quel balcone in quel piovoso dì, ce lo verrà a raccontare di persona nella nuova stagione radiofonica.
Spiacente ragazzi, come sapete, no spoilers!

[box title=”Andrea Toso” color=”#333333″]Blogger, Insegnante e progettista in ambito digitale. Amante di tutto le cose geek che ci sono su questo pianeta e appassionato di web da quando il web esiste. Mosaic è stato il suo primo browser e pensa ancora che Internet sia qualcosa di magico e di unico. Cura un paio di blog (axellweb.com e iblog.it) e scrive un po’ ovunque. Tanto sui social media e ancora molto sulla carta. Non ha una agenda e non l’ha mai avuta. Gira in bici per vivere meglio la sua Torino.
Il suo motto è “Chi sa fa” e purtroppo sa che chi non fa non saprà mai.[/box]

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