Minisode: la serialità in formato snack

Tecniche Seriali - MinisodeQuando siamo online, non c’è che dire, siamo ingordi, voraci, insaziabili. Ci spostiamo da una pagina all’altra senza tregua e siamo a caccia del prossimo contenuto appena il precedente ci ha annoiato o si è fatto solo un po’ troppo lungo. Quante volte avete dedicato più di 5 minuti ad un video su youtube? Quanti di voi, non leggeranno mai questa frase?

E’ una tendenza talmente caratterizzante del comportamento dell’internauta medio che ha un nome: Snack Culture. Neppure la serialità è esente dal confronto con il radicale cambio di tempi e modi della fruizione digitale. Le risposte che nascono a queste diverse necessità di tempi e modi si chiamano webisode (di cui parleremo prossimamente) e minisode.

I minisode (crasi di ‘mini‘ – breve – ed ‘episode‘ – episodio) sono delle riedizioni di serie televisive che condensano episodi da 40 minuti (o 20 minuti nel caso delle sitcom) in uno spazio di circa cinque minuti totali. In pratica, i Bignami del nuovo millennio.

[note color=”#F5F5F5″]Attenzione: potreste trovare in giro video promozionali di serie recenti etichettate come minisode. In questi casi l’accezione del temine è differente e ci si riferisice più all’idea di “piccoli momenti narrativi”. Formalmente, comunque, questi non sono da considerare minisode, ma semplici clip o webisode.[/note]

Startsky & Hutch uno dei prodotti rilasciati in forma di minisode. Photo courtesy of ABC (1975)

L’idea nasce da Sony che nel 2007 lancia su MySpace dei video che in pochi minuti rieditano sue serie storiche non più trasmesse come Voltron, Spider-Man, I Jeffersons, Starsky and Hutch, T.J. Hooker e molte altre.
Grazie al successo dell’iniziativa, Sony ha dato vita a un sito dedicato Crackle.com che oggi ha allargato il suo network distribuendo questi condensati di serialità sui maggiori siti di contenuti multimediali come youtube o AOL

[note color=”#F5F5F5″]Prima che vi precipitiate a caccia del minisode della vostra serie dell’infanzia preferita, sappiate che Sony non rilascia i suoi contenuti per l’Italia (ovviamente, aggiungeremmo) e quindi dovrete cercare un po’ online prima di scovarne qualche esempio.[/note]

A livello narrativo, la difficoltà dell’iniziativa non è poca e necessita sicuramente di molta cura da parte dei montatori, che devono analizzare con cura ogni episodio per conservare il senso dell’originale. Oltre ad un motivo economico e strategico – rivalutazione di materiale d’archivio e tentativo di approcciare aggressivamente il mercato video del web usando come leva contenuti introvabili e di successo – la scelta di serie classiche facilita anche il lavoro di adattamento per l’ampio margine che esse offrono ad un’operazione di sintesi. Difatti, i ritmi visivi delle storie raccontate negli anni ’70 sono decisamente meno frenetici di quanto accade nelle narrazioni contemponanee. Facciamo molta fatica ad immaginare di condensare in cinque minuti una puntata di Game Of Thrones senza ritrovarci davanti ad una sequenza di battute cult mancanti delle mille sfumature di contesto o uno slapstick visivo che rischia di sembrare uno scherzo nerd.
Ad essere onesti questo effetto lo si rischia anche con le serie più datate: per la nostra esperienza è un po’ come guardare un recap di una puntata o leggere un romanzo una pagina sì e una no.

Tyrion Lannister (Peter Dinklage), il personaggio più caustico di Game Of Thrones - Photo courtesy by HBO (2011)

Quello che in questa operazione si perde sicuramente è lo spazio necessario per far crescere i personaggi e per affezionarsi a loro e, ancor di più, le atmosfere e le ambientazioni. E scordatevi tutte quelle belle emozioni che scaturiscono dalle tecniche classiche come il cliffhanger o l’UrST

Il consiglio è quello di usare i minisode come se fossero un indice o uno strumento per curiosare materiali che altrimenti non avreste curiosato: un assaggio che diventi un invito a recuperare il materiale originale.

Perché la serialità è come una bella amicizia: più tempo gli dedichi e più impari ad apprezzarla.

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