Technobabble

Per la lettura del seguente articolo, assicuratevi che i connettori di fusione cerebrospinali non abbiano superato la portata metaieratica oltre il quanto geriatrico consentito. Si consiglia di tenere a portata di mano un induttore metapsichico, un tubo estrapolante, sei barrette isotoniche, un rilevatore di bande ipotelluriche modello H725 e un secchio d’acqua.

TechnobabbleQuello che avete appena letto è un esempio di un Technobabble.
La parola nasce come un unione dei termini techno (evidentemente da tecnologia) e babble, che in inglese sta per balbettare, dando vita alla definizione di un discorso tecnico talmente specifico da essere comprensibile solo da un esperto, oppure, molto più comunemente nel mondo della serialità, un discorso apparentemente scientifico.

Il technobabble è quello che serve, ad esempio, per darvi l’impressione che i personaggi stiano parlando di una tecnologia realmente esistente, funzionante e coerente in una buona serie di fantascienza.

Guardatevi a caso qualche episodio di Star Trek per farvi un idea chiara ed efficace.

[box title=”Star Trek e l’espulsione del nucleo” color=”#333333″] Come dicevamo, la serie creata da Gene Roddenberry la fa da padrona nel mondo del technobabble. C’è, tra i tanti giochi, le tipologie tecnologiche ed energetiche inventate, una particolare espressione che, da risoluzione occasionale, ha finito per diventare un vero e proprio jolly.
Soprattutto in The Next Generation (ma una bella espulsione del nucleo non la si fa mancare a nessuno), ci troviamo davanti all’ipotesi, per risolvere una situazione estremamente spinosa e pericolosa, di espellere il nucleo, alias il cuore che permette il funzionamento del famoso motore a curvatura. Ovviamente l’operazione è altamente rischiosa, messa in atto solo per evitare guai ben peggiori (come la vaporizzazione di nave, equipaggio e robot positronico) e quindi assolutamente estrema. Peccato finisca per diventare un appuntamento quasi fisso, al punto che, a determinate situazioni, lo spettatore si metta in attesa del momento in cui l’ingegnere tecnico griderà al primo ufficiale: “Capitano! Dobbiamo espellere il nucleo!“[/box]

Come il gramelot, che simula un suono che ricordi una lingua o un dialetto specifico, il tecnobabble ha lo scopo di calare ancora di più nell’illusione del racconto, convincendoci che chi sta parlando conosca perfettamente l’argomento e che si tratti di qualcosa assolutamente reale e funzionante. Che parli di gigowatt, flussi canalizzatori, motori a curvatura o zaini protonici, il technobabble, se ben utilizzato, è lo strumento alla base della credibilità della storia che viene raccontata.

Di sicuro il technobabble nasconde diverse insidie. Parliamo in alcuni casi di plausibilità, in molti altri di impressione, ma in definitiva di vere e proprie supercazzole scientifiche. Il dosaggio di termini reali e inventati, di teorie fittizie o di ispirazione da vere teorie, che hanno proporzioni assolutamente variabili (il technobabble può contenere anche solo termini inventati o anche solo termini realistici), deve essere calibrato in maniera perfetta.
Non provateci con Sheldon!Uno dei rischi più grossi è quello di mettere lo spettatore nella condizione di diventare vittima di un qualsiasi amico ingegnere/fisico/specialista, etc. che finirebbe per travolgerlo con un pesante e tortuoso controtechnobabble, ovviamente questa volta completamente reale, con cui cercherà di renderlo partecipe della propria ilarità e della propria percezione del demenziale.  Decisamente meno piacevole che continuare a gustarsi la storia in santa pace. (N.d.R. questa regola non scritta non garantisce comunque l’assenza del rischio, ma sicuramente ne riduce l’incidenza).

Croce e delizia di scrittori e autori televisivi, il technobabble non è solo appannaggio della Sci-Fi, insinuandosi e diventando l’asso nella manica (non sempre a proposito) in qualunque occasione si tocchino temi tecnico-scientifici senza la necessità di rigorosità e realismo assoluto, come ad esempio in certe spy story o in alcuni thriller.
Fate attenzione: non sapete mai dove si possa nascondere un technobabble, anche perché, se assolve alla sua funzione, è capace di mimetizzarsi perfettamente come qualcosa di estremamente realistico…

[box title=”XIII e la technobabble svelata” color=”#333333″]Come abbiamo detto, il technobabble è un gioco fragile: se si abusa o lo si fraintende l’illusione si rompe e l’effetto svanisce restando con deludenti vuote parole. Data l’atmosfera realistica che gioca sempre con il limite più vicino del fantascientifico, nei thriller spionistici il fattore tecnologico introdotto dal technobabble rischia di implodere ogni tre per due. Nella serie XIII, ispirata all’omonimo fumetto francese, si arriva addirittura nell’auto rivelare l’inconsistenza del proprio technobabble. XII: lo Skeleton KeyNell‘episodio 12 della stagione 1 siamo infatti di fronte a quella che viene descritta come una “crittografia multistrato” con cifrature ad un numero esagerato di bit, quasi insormontabile se non grazie all’intelligenza superiore del hacker di turno. Se non fosse che poi gli autori inquadrano numerose volte questo codice geniale e impossibile (foto qui a fianco). Ecco, buttate un occhio e poi chiedete ad uno qualsiasi dei vostri amici che bazzicano il web e scoprirete che si tratta del sorgente di una pagina web (e lasciamo a voi ricostruire di quale sito). HTML, uno dei pochi linguaggi con i quali non è possibile fare alcunché se non impaginare testo e immagini. Esistono decine di linguaggi di programmazione diversi più o meno noti e arcani, alcuni scientamente costruiti per il calcolo scientifico e la scelta ricade sul più diffuso (e facilmente smascherabile), uno di quelli che proprio non può essere impiegato in crittografia e in null’altro che non sia l’impaginazione di testo e immagini? Un’auto esaltazione della propria menzogna che rompe l’incanto technobabble sfociando in un totale e inarrivato epic fail. L’intero cliffhanger della stagione va in autocombustione solo perché nessuno ha avuto il buon senso di fare una domanda ad uno di quegli amici geek a cui si telefona per sapere perché la stampante si è inceppata. Non solo si sarebbe salvata (un pochino almeno) la stagione ma per una volta il geek interpellato avrebbe risposto con piacere, senza considerare la chiamata l’ennesima scocciatura dell'”inabile tecnologico” di turno.[/box]

2 pensieri su “Technobabble

    • Beccato, bravo! Direi che guardando bene si può anche capire quando hanno preparato il materiale per girare la scena e, ipotizzando che la fretta sia la colpevole per una faciloneria come questa, anche la data in cui è stata girata la scena (escludiamo, ad occhio, che si tratti di post produzione).

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