Iron Man 3, la recensione

spv_ironman3Che qualcosa non avrebbe funzionato ha iniziato ad insinuarsi fin dai primissimi secondi quando, tra le mille differenti possibilità per gettarci in un flashback nel 1999, la soluzione musicale trovata è Blue degli Eiffel 65.

Lo sappiamo benissimo tutti quanti: dei trailer non ci si può e non ci si deve fidare. Mai. Ma dopo quello che ci avevano fatto vedere nei mesi passati, come non aspettarsi di andare incontro ad un film travolgente come un tir in mostruoso ritardo sulle consegne?
La caduta dell’eroe: è quello che insinuavano trailer e mesi d’attesa. Ed è ciò che inevitabilmente pensavi di incontrare. Una caduta c’è stata. Una caduta di stile.

Ok, grandi immagini, effetti speciali spaventosi, un’idea di base, quella di Extremis, presa da uno dei migliori fumetti degli ultimi anni dedicati al nostro uomo di ferro, straordinariamente scritto dal grande Warren Ellis e illustrato da un magnifico Adi Granov, e poi sempre lui, Robert Downey Jr. Vi direte, che cosa potrà mai andare storto?
Noi vi rispondiamo: quasi tutto.

Robert Downey JrDowney Jr. è come sempre eccellente, peccato che questa volta invece di giganteggiare, finisce per gigioneggiare. Colpa, secondo noi, della terribile ansia da prestazione degli autori, che spingono il personaggio a posizionare il selettore dell’umorismo da ironia e cinismo direttamente su raffica automatica. A riguardo Leo Ortolani ci aveva avvertiti ma noi non gli avevamo creduto: aveva ragione lui.
L’Iron Man delle prime due pellicole (e dopo di questa, la seconda andrebbe rivalutata parecchio in positivo) è un personaggio che usa ironia e spacconaggine come un’armatura ben più imponente di quella tecnologica, per coprire ferite e cicatrici profonde. Il dramma dietro l’eroe presentato in questo film finisce per essere talmente poco plausibile, che ad un certo punto della pellicola basteranno una semplice battuta e pochi secondi per risolverlo e passare avanti. E mettersi a fare un po’ MacGyver.

La trama, che poggia saldamente su una morbida fetta di gruviera da discount, oltre a spingere troppo in là il minutaggio, a presentare una serie di sequenze che ripetono uno schema ciclico (gag/drama/action), momenti di prevedibilità disarmante e offrire i suoi pesanti (e pedanti) omaggi a San Disney, se ne infischia amabilmente di coerenza e rispetto per il pubblico. Le cose semplicemente funzionano o smettono di funzionare, ci sono o non ci sono alla bisogna narrativa, a prescindere dalla logica o meno che ne consegue. Il succo della questione ti aggredisce, con l’insistenza della patetica domanda che ti attraversa ogni tanto il cervello: “Ma perché non l’hai usato/fatto prima?“.

downey_cheadleIl regista e cosceneggiatore, Shane Black, ha fatto faville nei tardi anni ’80. E si vede, perché a quanto pare dai favolosi anni ottanta non ne è mai uscito. Il sapore generale della pellicola, confermato dal taglio dei titoli di coda che ricordano una sigla di un qualsiasi serial tv action del periodo (telefilm, li chiamavamo ancora), ha proprio quel retrogusto di anacronismo. Peccato che Terminator 2, Arma Letale e Il gatto venuto dallo spazio (pellicola tardo anni ’70 ma avanguardia di ciò che Disney ci avrebbe riservato il decennio successivo) li abbiamo già visti e ritrovarli in un film del 2013 risulta decisamente fuori tempo massimo. Per non parlare del personaggio del Mandarino che seppure riveli un paio di idee ben piazzate e un attore come Ben Kingsley di proporzione Galactus, appare comunque stonato e accrocchiato alla meno peggio.

Ma vogliamo parlare del bambino? Coprotagonista per una buona parte del film, è forse l’evento più dissonante, smaccatamente Disney e anni ’80 di tutto il film: solo a pensarci siamo vittime di una terribile irritazione cutanea. Oltre a rappresentare un metodo veramente vecchio e obsoleto per gestire alcuni meccanismi di trama, è la palese dimostrazione dell’ingerenza e della spinta verso il “per famiglie” stile American Way, di cui il film proprio non sentiva il bisogno. Altra prova di spinta disneyana? Ad esempio l’aver sostituito la fase alcolista di Tony Stark con il più politically correct mix di insonnia e attacchi di panico.

In definitiva possiamo riassumere il film in unica singola definizione: che spreco!

8 pensieri su “Iron Man 3, la recensione

  1. Sì però Blue degli Eiffel è geniale dai… ed è pure italiana, quindi mano sul petto assolutamente… Se volevano spiazzare in positivo lo spettatore lì ci sono riusciti, io quando è iniziato non credevo alle mie orecchie e guardandomi intorno per capire se avessi io le traveggole vedevo solo gente che batteva il piede coinvolta 😀

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    • Non ce l’abbiamo con gli Eiffel 65 che sono, tra l’altro, degli amici: sappiamo almeno di uno di noi tre che li ha ballati pesantemente all’epoca 😉
      Diciamo che, usata come apertura, ci è sembrata la dichiarazione palese del regista di scegliere una direzione secondo noi poco felice (che poi ha coerentemente seguito) per la storia e il tipo di personaggio che avevano promesso di raccontarci (vedi trailer, vedi rumors precedenti e successivi).
      …e adesso scusaci che dobbiamo andare a ballare Back in Time… http://www.youtube.com/watch?v=jxWFlLEOC4s

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  2. Non ho visto il film ma il trailer 1000 volte e… Mai avuto sentore della presenza di un bambino allarga-utenza!!!
    Che furbacchioni… Il trailer è per i nerds, non spaventiamoli… 😐

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  3. NOOOOOO MIKI S E’ TAGLIATO I CAPELLI XD Comunque sono d’accordo con voi ragazzi, però secondo me, il film va preso come una rappresentazione a parte del nostro mitico eroe di ferro, e come 3 film secondo me non ci sta poi così male, le uniche due cose che non mi sono piaciute sono state… ahm qui non lo posso scrivere XD rischio di spoilerare qualcosa a chi non l’ha ancora visto, se avremo modo di sentirci ve le elencherò !!! XD ciao ragazzi a presto!!!!!

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    • Miki si è tagliato i capelli perché aveva previsto di interpretare il folle Martin Riggs di questa recensione… 😉
      Grazie anche per il tuo commento, non vediamo l’ora di condividere i pareri spoilerosi con te. A presto! 😀

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