Cechov e le armi da fuoco

[note color=”#FFCC00″]Attenzione! La lettura del seguente articolo potrebbe mettervi in condizione di riconoscere alcuni ingranaggi all’interno delle storie, con il serio rischio di spoilerarvi addosso. Dopo questa rivelazione potreste non riuscire a vedere un episodio o un film nello stesso modo in cui lo facevate una volta. Non diteci poi che non eravate stati avvertiti![/note]

Anton Pavlovic CechovIl primo a riconoscere e postulare questa tecnica, che più che una semplice tecnica è un vero e proprio meccanismo del buon raccontare, è stato appunto Čechov. Qualcuno parla di un fucile, ma più comunemente si usa l’espressione “Pistola di Čechov“. Ormai la frase celebre è diventata essa stessa fenomeno seriale, e ne esistono diverse versioni, alcune che fanno riferimento agli atti di un’opera teatrale, altre ai capitoli di un libro. Il succo del concetto più o meno è questo: se all’inizio della storia compare una pistola, questa sparerà prima della fine della nostra storia.

Vi chiedete come questa semplice idea possa sconvolgere e trasformare completamente il modo di fruire di una storia? Siate coraggiosi e preparatevi a testare la vostra volontà, perché il rischio davanti a voi è che possa germogliarvi in seno una nuova ossessione con cui nemmeno certi giochini enigmistici virtuali potrebbero competere.

La pistola di Čechov è un oggetto che appare in maniera insignificante all’inizio, o anche ad un certo punto della narrazione e che prima o poi ricoprirà un ruolo di primo piano nella risoluzione della nostra storia.
La pistola in un cassetto del padre, tanto per rimanere in tema. La vedete per un attimo, mentre lui apre il cassetto per prelevare una vecchia lettera. E nel climax della storia…BANG! Il figlio ha preso l’arma salvandosi dal cattivo. Oppure la foto insignificante mostrata da una zia, in cui appare l’abito dove successivamente scopriremo si trova nascosto il foglio con il codice per decifrare un potente incantesimo.
Ma la pistola di Čechov è una metafora a 360°. Provate (a vostro rischio e pericolo) a traslare l’idea da un oggetto fisico a qualcos’altro. Può essere una frase. Un comportamento. Un tic. Non avete idea di quante forme può assumere la pistola di Čechov.
Il guaio è che quando l’avrete vista, quando l’avrete riconosciuta, peserà su di voi come la consapevolezza di una maledizione. Perché da quel momento voi saprete. Una cassandra, seduta sul vostro divano, nella poltrona di una sala cinematografica o davanti allo schermo del vostro pc, in attesa che la pistola spari e possa dirvi “te l’avevo detto!
"1Q841" di  MurakamiIn realtà l’affermazione di Čechov nasceva per spingere gli autori ad evitare i dettagli inutili. Inutile mostrare cose che non servono all’economia della storia, il che significa che ogni oggetto, ogni cosa che accade, in una buona storia, deve avere una ragion d’essere.
La lezione è stata appresa molto bene sia da grandi narratori che dai grandi sceneggiatori. Questo approccio permette infatti di regalare la soddisfazione di una storia dal sapore assolutamente compiuto, evitando inoltre il rischio deleterio dei terribili interventi di Deus Ex Machina.

Vi abbiamo fatto qualche esempio generico: qualunque esempio reale equivarrebbe automaticamente ad uno spolier e sarebbe un nuovo mattone per la strada che vi conduce a rovinarvi parecchie sorprese.
Ora che siete a conoscenza di questa informazione (non è un segreto: tra le altre cose viene raccontata nell’ultimo libro di Murakami) il nostro consiglio è quello di darvi alla religione Jedi: ogni qualvolta vi capiti inavvertitamente di cogliere una pistola di Čechov, interrompete la visione, andate in bagno e davanti allo specchio iniziate a passare la mano davanti al vostro viso. “Quella non è la pistola che stavi cercando…”

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