Filler

ts_fillerSerialità spesso coincide con “appuntamento“.
In questi termini, parlare di serialità e serializzazione, significa confrontarsi con un problema quanto mai infido e pericoloso: le tempistiche di realizzazione. Serializzare, significa far uscire un prodotto con una cadenza regolare, in un giorno e con una frequenza stabiliti: ma è davvero così semplice gestire questi incontri tra creatori e fruitori?

Seppure giocate con un certo anticipo, tutte le produzioni seriali sono realizzate in corso d’opera. Cosa significa questo? Che tra produzione e messa in fruizione del prodotto esiste una variabile differenza di tempo, un gap, che per tutta una serie di circostanze, problemi e/o semplici sfighe può essere sforato. Attori che stanno male, disegnatori con crampi (o estreme lentezze d’esecuzioni) e calamità di ogni genere possono mettersi di traverso al binario della serialità. Che accade allora in questi casi?

In questi casi, ecco che interviene il filler.

Uno schizzo del "lento ma bravo" Steven McNivenLa definizione di filler sta per riempitivo e nel mondo della serialità indica un episodio o una porzione di serie il cui scopo è letteralmente quello di tappare un buco. Quando il disegnatore del fumetto è in ritardo sulle consegne, problemi tecnici attanagliano la produzione di un telefilm, o un manga ha la pessima abitudine di svilupparsi con una tempistica molto più lenta dell’anime che ha partorito, inserire uno o più episodi filler, magari gestiti, scritti o disegnati da altri rispetto ai normali titolari della serie rappresenta la soluzione per non dare buca all’importante appuntamento. Qualche volta la cura risulta peggio del male, in altri casi vengono fuori gioiellini inaspettati, quasi sempre si ottiene panico preventivo e frustrazione da parte dei fan.

Per sua natura, il filler congela la trama principale. In quanto riempitivo non gestito dai suoi principali autori, il filler devia, rappresenta una pausa nella macro-storia, spesso inserendo personaggi e situazioni extra e ha una sua natura autoconclusiva.

Nel mondo del fumetto americano, dove il problema delle tempistiche è a rischio quasi costante, spesso i filler risultano la palestra ottimali per scrittori e disegnatori in ascesa. Peccato che spesso, quando il disegnatore principale non tiene i tempi perché lento, magari per uno stile molto elaborato o molto dettagliato, colui che lo sostituisce finisce tristemente per perderci nel confronto.

Nel mondo delle serie tv spesso il filler è stato realizzato con la drammatica “puntata riassunto” (molto utilizzata anche dagli anime televisivi anni 80-90), dove ci si prendeva una sorta di pausa riflessiva con una collezione di scene pescate dalle puntate precedenti (magari per problemi/impegni del cast principale). Locandina di Castle stagione 5Nella stagione 5 di Castle ci è stato dimostrato come si possa lavorare creativamente e narrativamente anche in questo caso. Non sono rari però filler più canonici. Spesso questo tipo di episodi prendono anche la dicitura di “bottle episodes“: in questo motivo la ragione per cui questi episodi risultano staccarsi dagli altri è tutti di budget: si è speso tanto per quello precedente o, più facile, si risparmia dove possibile in preparazione degli episodi finali di stagione. quindi solo location già usate, cast al minimo, nessuna guest star…
Tra questi, un altro esempio molto recente di un gioiellino del genere: l’episodio numero 10 della stagione 3 di Breaking Bad, l’episodio con la mosca (non vi diremo altro per evitare spoiler), spassoso e hitchcockiano allo stesso tempo, forse tra i migliori della stagione seppure autonomo e con i soli due protagonisti sulla scena.

Nel mondo degli anime l’utilizzo del filler è un caso a parte. Come dicevamo uno dei casi più comuni è il sorpasso di una serie animata rispetto al manga da cui è nata: la velocità di produzione di un episodio dell’anime è molto più rapida di quella di un episodio di un fumetto, anche perché spesso il primo contiene più avvenimenti del secondo. a questo punto, quando una serie di grande successo arriva a questo punto, si generano due possibilità alternative: l’anime devia il percorso rispetto al manga e da vita ad una prosecuzione della storia alternativa, magari realizzando un finale là dove il manga ne sia ben lontano, oppure si inseriscono dei filler.
BleachDei. Perché nel mondo dell’animazione giapponese i filler vanno ben oltre il singolo episodio, creando interi archi narrativi alternativi o addirittura intere stagioni, presentando personaggi nuovi ed originali.
Numerossissimi i casi eclatanti, come diverse minisaghe all’interno di Dragonball, Naruto, Bleach (l’intera quarta stagione dell’anime è un filler), Sailor Moon, Ken il guerriero, etc. etc. Nella maggior parte dei fan questi filler sono poco amati. Tra le poche eccezioni, la saga di Asgard dei Cavalieri dello Zodiaco.

In fondo comunque non si può biasimare i produttori per aver dato vita ad una scappatoia come i filler: non si tratta forse della dimostrazione che farebbero di tutto pur di non mancare l’appuntamento che vi hanno promesso?

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