Il Salto dello Squalo

ts_saltosqualoNel mondo della serialità esiste un binomio raramente scindibile: successo – lunghezza.
Evitando di scomodare illustri artisti nostrani come Rocco, in questo caso intendiamo come il successo di una serie, quale che sia la sua forma (televisiva, animata, cinematografica, fumettistica o letteraria), significa sempre determinare la volontà di procrastinarne la conclusione. Ricordiamo a tutti come persino Conan Doyle fu costretto a resuscitare lo Sherlock Holmes di cui si era ormai stufato o di come esistano casi in cui i tentativi di dilatazione, ove magari narrativamente impossibili o quasi, hanno trovato tutte le derive possibili cambiando media (film che diventano fumetti e romanzi, ad esempio) o con gli ormai famosi prequel e newquel

Jon_HeinAltrettanto spesso, quando la prosecuzione ad oltranza di determinati personaggi e situazioni inizia a trovarsi molto oltre i desideri dei propri autori o degli sceneggiatori coinvolti, inizia una pericolosa fase di spremitura. Avendo però consumato tutto il succo, la spremitura inizia a scavare la buccia del nostro agrume seriale. Qualcuno ha identificato e dato una definizione al momento in cui questo processo si manifesta in maniera insindacabile.

Il critico americano Jon Hein ha dato vita alla locuzione “Il Salto dello Squalo“. Magari qualcuno potrebbe pensare che per definire quel momento in cui una serie mette in scena una svolta narrativa assurda, incoerente e al limite del nonsense, una frase senza senso potesse essere perfetta. Invece il Salto dello Squalo fa riferimento diretto ad una di queste situazioni, diventandone allo stesso tempo l’esempio emblematico che potete ammirare direttamente qui:

Sì, è una scena di Happy Days, per la precisione nella prima puntata della quinta stagione. La serie è andata avanti ancora a lungo, ma una situazione del genere rende chiaro come gli autori si fossero trovati a brancolare nel buio all’idea di proseguire e regalare nuove situazioni che appassionassero un pubblico che già aveva visto tanto. In questo senso la definizione non rappresenta un metro di misura dalla precisione matematica. Molte serie sono sopravvissute a lungo, come Happy Days, al proprio salto dello squalo e alcune sono riuscite a collezionarne numerosi nel corso della loro storia.
Certo è che l’apparizione di un “Salto dello Squalo” dichiara palesemente l’inizio del declino e, in molti casi, rappresenterà il vero e proprio punto di non ritorno della qualità (soprattutto narrativa) della serie stessa.

Gli esempi sono numerosissimi ed esistono diversi siti stranieri che continuano ad aggiornare le proprie liste. Noi come al solito vi segnaliamo qualcuno dei nostri.

L’intera “nuova/vecchia” (intesa come nuova di produzione, ma vecchia per ambientazione narrativa) trilogia di Star Wars rappresenta per noi un unico, triste salto dello squalo. E se proprio vogliamo identificare uno dei momenti che rappresentano il vero punto di non ritorno (quello in cui la prima volta, al cinema, se qualcuno avesse potuto scattare una foto al pubblico avrebbe ottenuto il punto zero del concetto WTF?!? sulla faccia della gente) è il concetto dello “Spirito santo Jedi“. Chi è il padre di Anakin? La Forza.

Nel mondo delle serie tv abbiamo solo l’imbarazzo della scelta per mettere insieme i nostri esempi. Addirittura potremmo persino categorizzare le varianti del salto dello squalo. In effetti in molti casi esistono salti dello squalo che si sono tentati per risolvere situazioni che esulano dai soli motivi narrativi. Qualche autore ha il colpo di genio, la maggior parte salta lo squalo.

Joseph-GilgunPer dire, ti va via un personaggio importante. Tipica soluzione “a salto dello squalo” è pescare qualcuno di nuovo che in realtà si comporta esattamente come il vecchio. Recentemente è capitato in Misfits: tra la seconda e la terza stagione, quando l’attore Robert Sheenan ha lasciato la serie rendendola orfana di uno dei suoi pilastri, Nathan. La sostituzione è avvenuta con il personaggio di Rudy, che cerca di essere in tutto e per tutto il clone ancora più estremo di Nathan… fallimentare.

Il sogno. Non smetteremo mai di ricordarvelo: Dallas trasformò un intera stagione nel sogno di uno dei protagonisti. Inarrivabile.

Il mondo del comic book americano, è una smisurata collezione di salti dello squalo. Chi è un minimo avvezzo agli universi supereroistici storici, quelli Marvel e DC che portano avanti ormai da diverse decadi diversi character, sa che in qualche modo le identità dei personaggi sono diventati qualcosa di legato alle diverse gestioni. Come se si trattasse di serie composte da diverse stagioni, a volte anche slegate tra loro.
Saga_del_clone_(Gil_Kane)Più che le morti illustri, ad esempio, sono numerose certe “resurrezioni” nel mondo dei comic book che hanno rappresentato dei veri salti dello squalo. L’Uomo Ragno ha parecchie frecce al suo arco: dalle numerosi finte morti di Zia May (il top: quando si svela che in realtà si trattava di un attrice in punto di morte opportunamente truccata per sostituirla), al recupero dell’identità segreta di Parker, persa durante Civil War e risolta… con un patto con il diavolo?!? (ma state tranquilli, c’entra anche la salvezza dalla morte di Zia May!). La classica Saga del Cone si potrebbe poi definire un unico mastodontico salto dello squalo ragnesco, costituito da una numerosa cucciolata tutte le volte in cui si è giocato sul ribaltamento: Peter è l’originale, Peter è il clone. Abbiamo scelto il buon arrampicamuri come esempio, ma, come si è detto, tutti i grandi supereroi vantano il loro personale allevamento di squali pronti a saltare.

Sul fronte giapponese, è il mondo degli shonen il bacino di allevamento per i nostri squali da salto. Gli shōnen sono i manga (e di conseguenza gli anime) destinati ad un pubblico di ragazzi, generalmente storie avventurose. Dai Cavalieri Dello Zodiaco a Dragonball, passando per Naruto, Bleach, Ken il guerriero, etc. etc. Qui ci confrontiamo con un fenomeno molto particolare: i nostri squali sono, nella grande maggioranza dei casi, parenti stretti. 9 su 10, quando un autore giapponese si trova costretto dal proprio successo e dalla propria casa editrice a proseguire un lavoro su cui tendenzialmente crede di aver già detto tutto, la carta jolly, il nostro grande salto dello squalo, è il parente a sorpresa. Fratelli e sorelle, possibilmente gemelli, genitori, padri specialmente, qualche volta nonni e zii. Non mancano persino le balie: accade in Ken il guerriero, che dopo non aver negato un fratello gemello al 90% dei protagonisti principali (in fondo siamo nel post atomico, se le radiazioni possono far crescere a dismisura i muscoli a tutti, persino gli addominali sopra il lardo, suonano tanto strani così tanti parti gemellari?), ad un certo punto ritrova persino l’uomo che lo accudiva quando era infante. E che ovviamente porta degli artigli alti quanto Wolverine.

C’è anche chi ci scherza sopra. Esistono infatti autori e scrittori talmente consapevoli che il “salto dello squalo” lo hanno utilizzato in maniera creativa o per farsi quattro risate. La palma d’oro la vince Supernatural, con l’episodio che, guarda un po’, si chiama “Jump the Shark“. Trama? C’è qualcuno che dichiara di essere il terzo fratello Winchester. Nel corso dell’episodio ci si trova in un ristorante: ad una parete è appeso un poter che annuncia un Fonzarelli’s Water Skiing Event.
Joss Whedon invece ci costruisce il plot della quinta stagione di Buffy, che inizia con una sorella della protagonista che nessuno ha mai visto prima…

2 pensieri su “Il Salto dello Squalo

  1. Tipo per me Beverly hills ha fatto il salto dalla quarta stagione in poi. Già la terza con il cambio di coordinatore della serie o come si chiama abbiamo un po un lieve distacco passando più sulle vicende sentimentali dei personaggi che sulle questioni varie che comunque non mancano, anche se in dosi minori. Ma dalla quarta in poi… oh, mamma! O.K. che i personaggi erano cresciuti, ma ci si è buttati troppo sul sesso, su robe dark con Dylan, Brendon che era il protagonista ridotto all’ osso, spariscono i genitori, Brenda se ne va… boh! A ben vedere la serie girava suoi Walsh e sull’ approccio con il nuovo ambiente. Tolto questo e 3-4 della famiglia per un motivo o per un altro o cambi o chiudi. Hanno cambiato e non in melgio secondo me.
    Anche Twin Peaks… purtroppo da come ho letto Lynch voleva che il mistero della scomparsa di Laura Palmer si prolungasse o rimanesse addirittura irrisolto. Purtroppo la produzione ha deciso diversamente e dopo aver scoperto l’ assassino prima si è navigato molto a vista e poi si è aggiustato un po le cose, anche se non con il top.

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  2. Sarà anche che ho iniziato a seguire la serie proprio da lì, ma la parte universitaria la ricordo molto divertente. Come ha già scritto qualcuno, il vero salto dello squalo è stato quando Ron Howard, il protagonista (!), ha lasciato la serie.

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