Godzilla 2014 – Le pagelle

spv_godzilla2014A qualche giorno dalla visione, Godzilla è un film che continua a lasciarci estremamente perplessi. Ci sono dentro cose molto buone, ma anche un’imperante sensazione di caos e di mancanze. Così, per la prima volta in forma di pagelle, ecco cosa ne pensiamo.

Gojira – Il mostro 9. Esteticamente finalmente ci siamo. Gli americani hanno capito che il concetto di “reinterpretazione” è qualcosa che va preso con le pinze. Ci sono cose che si possono fare e cose che è meglio di no. Com’è andata ogni volta che si è cercato di cambiare radicalmente il costume a personaggi come Superman, Batman o l’Uomo Ragno? Le icone possono aggiornarsi ma non possono cambiare. Godzilla di EmmerichDopo l’assurda lucertola di Roland Emmerich, questa volta abbiamo un Godzilla iperrealista (ovvero less tutone in gomma, more jurassic park), ma che è fondamentalmente il buon vecchio Godzilla. Testa tonda, scaglie rocciose sulla schiena, manone tozze, corte ma senza arrivare al T-rex. Sputa il suo raggio nucleare, anche se qui assomiglia quasi ad una draghesca fiammata (blu stile Game of Thrones?). Il verso non è proprio perfetto, ma ci siamo quasi. Nel picchiare si intravede, com’è giusto che sia, qualche reminiscenza wrestling style (ma forse sarebbe più corretto dire catch), e questa volta abbiamo un abbozzo di personalità. Soprattutto lui è il buono. Magari a tratti incompreso, ma è per lui che si deve fare il tifo, inequivocabilmente. Se solo avesse partecipato di più sullo schermo… Quello vero.

Aaron-Taylor Johnson (Ford Brody) – 4 oppure 8. Doppio voto. Perché se lo scopo del personaggio era quello di rappresentare un prosciutto in uniforme, rifacendosi allo stile del canonico war – action – movie anni ’80/’90 con il mascellone di turno, allora ci siamo perfettamente. Il fatto che Aaron-Taylor in precedenti pellicole (era Kick Ass!) ci ha dimostrato di saper recitare ci fa propendere (e sperare) per una scelta stilistica voluta. Magari nella mente del produttore e del regista è passata l’idea che “Hey! Ma il mostro originale è di gomma, noi ce lo abbiamo realistico. Mettiamoci una citazione colta. Se non è di gomma lui, allora lo è il protagonista umano”. Lo sappiamo, è un discreto carpiato, ma ci sentiamo di dare al nostro uomo una seconda possibilità. Dolph Lundgren docet.

Kenji Watanabe (Ichiro Serizawa) – 3. Il grande Kenji Watanabe in questa pellicola vince il premio sushi dell’anno corrente. Il suo ruolo è quello di apparire sempre e solo con  l’espressione di un pesce morto. Il suo scopo quello di offrirci tutti gli spiegoni del caso, oltre a manifestare la stessa utilità del suddetto pesce, di cui possiede le stesse capacità di reazione. Ci sentiamo fermamente dispiaciuti per lui. Gordon Ramsey sfilettalo tu.

Bryan Cranston in Godzilla con i capelli.

Bryan Cranston in Godzilla con i capelli.

Bryan Cranston (Joseph Brody) – 8. Bryan Cranston è Bryan Cranston. Oltre che essere una perfetta trasposizione di Walter White pre Heisenberg. Solo ogni tanto, nelle parti che gli competono, viene da chiederti se non abbiano montato pezzi di un altro film. Il personaggio di Cranston serve a dare un poco di background story al nostro protagonista, una serie di cicatrici che però non hanno poi davvero tutte queste conseguenze. Ma soprattutto Joseph Brody serve a dimostrare che, nonostante tutto, uno scienziato americano è sempre più dritto di uno scienziato giapponese. Say my name!

Personaggi femminili – 5. Ci devono essere. D’altronde il pianeta è pieno di femmine. Funzionano bene come spinta per i maschietti, che siano umane o meno, per fare figli e in alcuni casi rappresentano della tappezzeria gradevole alla vista. Non ci pare di aver colto molto di più nei ruoli femminili di questo film. D’accordo, le due donne della famiglia Ford vengono presentate con un carattere forte. Ma è solo per farti capire quanto i due maschi siano più fichi di altri. Donne ai fornelli.

Il figlio di Ford – 1. Merita una menzione perché tra i miliardi di bambini esistenti sul pianeta, sono riusciti a scegliere il bambino con l’aria più tonta mai visto su schermo cinematografico. Di chi sarà figlio? Sloth vuole Babe Ruth.

I M.U.T.O – 7 Gli avversari da battere. Un po’ Rodan, un po’ Kamacuras (le Mantidi Religiose giganti) e anche un po’ Mothra (la storia del bozzolo…). Come il resto esteticamente ben gestiti, seppure il loro design non ci fa impazzire. Ma qui si entra nel gusto personale. Assolvono alla loro funzione e la componente più “ragnesca” del loro aspetto lavora abbastanza bene per generare la necessaria inquietudine. Sono mostri. Fanno i mostri. Ma c’è anche qualche scala di grigio. Eppure sentiamo che da qualche parte ci è mancato qualcosa. E non soltanto l’insufficiente dose di rissa. Zitti e m.u.t.o.

I Militari – 4 e 1/2. Il film pare a tratti uno spot militarista. Mezzi, armi e military way of life si sprecano. Allo stesso tempo però i militari ci fanno anche la figura dei branzini, più di una volta. Vorrebbe essere una critica al militarismo? O volevamo fare contente entrambe le fazioni? È poco chiaro, ma ci sono diversi momenti in cui sembrano capitare cose a caso, così come lo è l’uso delle armi. Le bombe atomiche non sono armi sufficienti contro le creature, ma perché lesinare sui fucili mitragliatori? Per evitare spoiler non parleremo oltre dell’uso delle bombe atomiche più, limitandoci a dire che, a tratti, sembra di assistere a certi estratti del Monty Python Flying Circus nelle numerose, e spesso inconcludenti, scene di gente in uniforme che corre avanti e indietro. E vogliamo parlare dell’uso dei traccianti mentre ti paracaduti su un gruppo di mostri arrapati che si scontrano tra loro? È la versione “cool” di un bel bersaglio sul petto? Palla di Lardo.

Estetica – 9 Splendida. Il lavoro della Weta è eccezionale, la fotografia meravigliosa e la credibilità delle creature, ma soprattutto delle loro dimensioni è superlativa. Se vi dovesse capitare il piacere di vedere il film ad un ultimo spettacolo, uscendo per le strade ormai svuotate della vostra città, avrete il modo di rendervi conto come l’immersione nelle atmosfere della pellicola è stato così permeante che inizierete a sentirvi addosso un inquietudine strana e vi scapperanno spesso le pupille al cielo. Well done.

Coitus Interruptus – 2. Secondo noi è il tema portante del film. Ce ne sono diversi, d’ogni genere. Quelli letterali, a partire dalla prima parte del film, umani e non, e quelli metaforici, ben più importanti. Prima del rush finale, nell’ultima parte del film, ogni singolo scontro tra il buon Gojira e i fantomatici “Muto” viene sgradevolmente nascosto da qualcosa. Un accenno, un salto e poi non si vede più nulla. D’accordo quando capita una volta. Ma reiterato per tutta la prima ora e mezza di film rasenta il frustrante. Modalità risparmio? Per lo meno gli scontro finale sono ottimi…anche se a questo punto risultano un poco troppo brevi. Viagra cercasi.

Affiancati il Godzilla tradizionale nell'improbabile incarnazione gommapiumosa e il nuovo Godzilla che ne recupera i canoni estetici.

Affiancati il Godzilla tradizionale nell’improbabile incarnazione gommapiumosa e il nuovo Godzilla che ne recupera i canoni estetici.

Ignoranza – 5. Parliamoci chiaro. Nessuno nega che una buona contestualizzazione, una buona storia di contorno ,sia da escludere in un film del genere. Ma la dose di ignoranza in una pellicola così non dovrebbe mai scendere sotto un certo livello. Se il film si chiama Godzilla, la dose massiccia di mostri e mazzate ignoranti dovrebbe attestarsi ben al di sopra di una certa linea. E qui non ci siamo, decisamente non ci siamo. Ricordiamoci che Godzilla giapponese, oltre alla tuta di gomma e ai palazzi in balsa e i modellini, avrebbe reso fiero Antonio Inoki, faceva usi decisamente alternativi delle sue capacità (come usare la sua fiamma come reattore per volare) e si permetteva match di pallavolo con massi con i suoi avversari. Certo, non pretendiamo tali livelli, ma nemmeno gradiamo troppo un allontanamento così radical chic. Aridatece la gomma!

Voto complessivo: 6 (ma con l’aiuto del prof). C’è già un Godzilla 2 in arrivo. Per questa volta proviamo a dargli fiducia, visto che le cose azzeccate le hanno azzeccate bene. Vedremo poi se il ragazzo si sarà applicato a dovere.

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