Rooster + Stranger Things Storie dal 1985 | 16×36

Recensione doppia: Rooster, la nuova comedy HBO di Bill Lawrence con Steve Carell, e Stranger Things Storie dal 1985, lo spin-off animato Netflix dei fratelli Duffer. Una serie promossa, una stroncata, e i due verdetti non potrebbero essere più distanti.

Una buona e una cattiva notizia. La buona: Bill Lawrence torna in comedy con Rooster su HBO. La cattiva: Netflix tira fuori Stranger Things Storie dal 1985, lo spin-off animato. Partiamo dalla buona. Michelangelo recensisce Rooster, dieci episodi firmati Bill Lawrence e Matt Tarses, gli uomini dietro Ted Lasso, Scrubs e Shrinking. Steve Carell è Greg Russo, scrittore d’azione di mezza età invitato al Ludlow College per parlare della sua saga e finito a fare il writer-in-residence pur di stare vicino alla figlia Katie (Charly Clive), appena lasciata dal marito. Quel marito è Phil Dunster, il Jamie Tartt di Ted Lasso, qui professore di letteratura russa con un ego enorme. In cattedra anche John C. McGinley, il dottor Cox di Scrubs, più Danielle Deadwyler e Connie Britton.

La sorpresa di Rooster è la regia: focali strette, palette fredda virata sul teal, un peso quasi da dramma altro che sitcom. La sigla se la cantano Michael Stipe dei R.E.M. e Andrew Watt. Carell, dice Michelangelo, è il buon vino che migliora con gli anni: si sorride più di quanto si rida, ma la forza sta nelle relazioni e nelle loro crepe. Dove finisce Rooster sulla Scala Tecnica, in quale quadrante della Densità Narrativa e quanto sale sulla Scala della Scimmia? Tutto nella puntata. Il metodo della Scala Tecnica, per chi è nuovo, lo abbiamo spiegato nelle puntate 16×11 e 16×15.

Poi arriva Paolo, evocato come un demogorgone, e con lui la stroncatura. Stranger Things Storie dal 1985 (Tales from ’85) è lo spin-off animato Netflix dei fratelli Duffer, showrunner Eric Robles, studio Flying Bark, ambientato tra la seconda e la terza stagione. L’animazione che mescola 2D e 3D è buona e il design dei mostri di Carlos Huante (quello di Prometheus) è la cosa migliore. Peccato per tutto il resto. Il problema grosso è il target: ritmo e meccaniche da serie per bambini, ma costruita su una valanga di citazioni anni ’80 che un bambino non può conoscere e su un background chiaro solo a chi ha già visto Stranger Things. Una via di mezzo tra Piccoli Brividi e Paw Patrol piantata a Hawkins, con Nikki Baxter, il personaggio nuovo che sa sempre tutto e inventa qualunque cosa serva alla trama, patata taser compresa.

Quanto sprofonda Stranger Things Storie dal 1985 sulla Scala Tecnica? Tanto da aprire il nostro Sottosopra, l’inferno delle serie brutte. E sulla Scala della Scimmia? Diciamo che certe scimmie non ce la fanno. Per il Consiglio per la Fruizione, Paolo è netto: lasciate perdere e recuperate una vera serie animata anni ’80, o un romanzo di Stephen King del periodo.

E chi porta in grembo il figlio del prof di Letteratura Russa, e chi non ci ascolta, è un birimbino!


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