Appendice a Cliffhanger: Perché sì, perché no

Tecniche Seriali - AppendiciNon potevamo esimerci dal proporvi qualche esempio dopo la scheda tecnica sul termine cliffhanger.

Premettiamolo subito: quello che rende buono e funzionante un cliffhanger è la sua risoluzione. Certo, è importante quanto riesca ad essere “mozzafiato!”, ma se poi la situazione viene risolta in una pessima maniera, con un escamotage (era tutto un sogno!), in maniera poco credibile (per il contesto o i personaggi) o magari in modo troppo classico (che risulti già visto), l’effetto è sconfortante. Ci si sente frodati, buggerati. Ci si sente perfino furiosi!

Vogliamo segnalarvi, tra miliardi di possibilità, qualche nostro perché sì e perché no: sentitevi liberi di segnalarci a vostra volta quelli che vi hanno più sconvolto o quelli che più vi hanno fatto roteare gli attributi (basta commentare questo articolo).

Vi facciamo una sola raccomandazione: attenzione agli spoiler!

[su_service title=”Perché sì!  Doctor Who” icon=”/wp-content/uploads/2012/06/yes_icon.png” size=”32″]

Doctor Who - Photos courtesy BBC. All Rights Reserved.Da quando Steven Moffat è diventato lo scrittore in carica del Doctor Who i cliffhanger si sono elevati di potenza. Il cliffhanger è spesso un coprotagonista delle avventure del nostro dottore preferito, fin dai suoi bicromatici albori, ma Moffat ha portato la questione su altri livelli, ci ha regalato un concetto che potremmo definire cliffhanger 2.0.

Tra noi, qui in Sono Cose Serie, ognuno è pronto a dichiarare il suo preferito, in una escalation continua di momenti topici. Ve ne segnaliamo qualcuno:

[su_spoiler title=”Spoiler” style=”fancy”]Pandorica’s Open e The Big Bang, le ultime due puntate della quinta stagione del nuovo corso e prima stagione con Matt Smith, con il cliffhangerone del dottore, tacciato di essere la più pericolosa creatura dell’universo, rinchiuso in una trappola inespugnabile e l’universo stesso destinato a finire che si risolve con una geniale, stordente e divertentissima serie di paradossi temporali.

Il primo episodio della sesta stagione: The Impossible Astronaut. La stagione inizia con il dottore che viene ucciso. Punto. La risoluzione impiegherà l’intera strabordante e sconvolgente (per lo più in bene) stagione.
L’ultimo episodio della sesta stagione: mancano una manciata di secondi alla fine dell’episodio e della season. Basta un punto interrogativo al posto giusto per aprire mille mondi, violentare tutto ciò che è stato fatto finora e far sviluppare allo spettatore nuove soglie del dolore attraverso il concetto di attesa, oltre ad una vasta gamma di imprecazioni al cielo e agli dei, come minimo. Doctor….WHO?[/su_spoiler]

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[su_service title=”Perché no! Walking Dead – fumetto” icon=”/wp-content/uploads/2012/06/no_icon.png” size=”32″]

The Walking Dead - Photos courtesy Image. All Rights Reserved.Dobbiamo ammettere che il fumetto di Walking Dead è favoloso e Robert Kirkman uno scrittore eccezionale. Il cliffhanger anche qui è di uso costante. Siamo nel mondo del mensile americano: ovvero una manciata di pagine che corrono fino all’ultima vignetta, il cui scopo è farti agognare il giorno di uscita del prossimo numero. E Kirkman il suo lavoro lo sa fare (meglio della serie tv verrebbe da dire, ma questa è un’altra storia…). Ma a noi oggi ci va di fare i pignoli e vi segnaliamo un piccolo peccato veniale.

[su_spoiler title=”Spoiler” style=”fancy”]Siamo al 5° volume e abbiamo appena conosciuto lo sconvolgente Governatore. Quando già la situazione è ad un punto piuttosto disperato per il nostro Rick Grimes, il governatore gli comunica che lo metterà a combattere nell’arena, il violento gioco che ha inventato come passatempo tra i sopravvissuti. Peccato che poi la storia prenda altre (avvincenti, sia ben chiaro) strade, e Rick non metterà piede in questa versione moderna dei giochi dei gladiatori. E bisogna dirlo, per quanto desiderio sadico e perverso, ci aspettavamo di vedercelo. Magari ci aspettavamo che avrebbe inventato un escamotage per ribaltare ancora la situazione o aprire una via di fuga o semplicemente un occasione di ricevere l’ennesima batosta. Però lo avremmo voluto e questo, con le dovute attenuanti, resta comunque un “perché no”.[/su_spoiler]

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[su_service title=”Perché sì!  Sherlock” icon=”/wp-content/uploads/2012/06/yes_icon.png” size=”32″]

Sherlock - Photos courtesy BBC. All Rights Reserved.Certo, con Moffat ci ripetiamo. Ma il finale della prima stagione di Sherlock è qualcosa di assolutamente annichilente. Lunghi ululati sono partiti con i titoli di coda, insieme alla consapevolezza, per chi ha seguito le cose in maniera regolare, che un anno o quasi separava quel momento dal sapere come si sarebbe risolto questo incredibile stallo (molto vicino a quello alla messicana molto amato da Rodriguez e Tarantino). Quando poi si risolve l’effetto è contrastante. In prima istanza la risposta è… F4 (basito), a cui seguono diversi altri stadi emotivi, tutti che giocano su variazioni del “No…non è possibile!”. L’impressione e che si abbia assistito ad una violazione delle leggi fisiche del mondo narrativo e che, sotto sotto, ti abbiano pure un poco fregato. Ma fregato come ti frega un prestigiatore. Che in fondo ti piace proprio perché ti ha fregato.

[su_spoiler title=”Spoiler” style=”fancy”]Sherlock Holmes alla fine dell’episodio incontra Moriarty in un luogo prestabilito e inaspettatamente arriva anche John Watson, con addosso un giubbotto esplosivo e tenuto sotto tiro da uno o più complici del criminale. Moriarty, dopo aver minacciato di morte Sherlock fa per andarsene via, permettendo a John di liberarsi del giubbotto. Torna però pochi secondi dopo, sostenendo di aver cambiato idea e di volerli uccidere entrambi. Sherlock punta dunque la pistola verso la bomba del giubbotto, che si trova a pochi passi da Moriarty e dalla sua stessa persona. Titoli di coda, fine della stagione (!!!)

Nei primi minuti della seconda stagione Moriarty viene interrotto da una telefonata e lascia andare Holmes e Watson.[/su_spoiler][/su_service]

[su_service title=”Perché no! C’era una volta” icon=”/wp-content/uploads/2012/06/no_icon.png” size=”32″]

Once Upon A Time - Photos courtesy ABC. All Rights Reserved.C’è ansia di fare colpo, nel finale della prima stagione di C’era Una Volta, scritto da Edward Kitsis e Adam Horowitz, e in questi casi è facile cadere in errore: in questo caso triplice. Primo, mai due cliffhanger in successione. Il cliffhanger è un solitario e un narciso: non ama condividere il momento con nessun altro. Due, se metti il doppio cliffhanger abbi la decenza che il secondo sia più epico del primo altrimenti il secondo delude anche per il primo. Tre, per avere un cliffhanger bisogna avere un grande conflitto emotivo in campo.

[su_spoiler title=”Spoiler” style=”fancy”]Qui vediamo, il bambino protagonista tanto amato da buoni e cattivi, che sta morendo. Diremmo che come cliffhanger basterebbe. Senonché la storia prosegue facendo risorgere il ragazzino (fine della tensione emotiva) e chiudendo quindi sul cattivo Tremotino che decide di far arrivare la Magia sulla terra per brama di potere. Ecco il secondo cliffhanger che però non ha abbastanza benzina emozionale per svettare oltre il primo. Se poi aggiungiamo che il conflitto (in tutta la serie, ma in particolare nel finale) è del tutto assente dato che i cattivi non sono mai del tutto cattivi e vagano per le puntate tuonando vacue minacce, lo spettatore non può che siglare lo spauracchio del Tremotino di turno con un sereno: e quindi?[/su_spoiler][/su_service]

[su_service title=”Perché sì! Battlestar Galactica (2003)” icon=”/wp-content/uploads/2012/06/yes_icon.png” size=”32″]

Battlestar Galactica - Photos courtesy Sci-fi. All Rights Reserved.La morte o la sua stretta vicinanza resta materia principe del concetto di cliffhanger. La prima stagione della nuova versione di Battlestar Galactica scritta da Ronald D. Moore ha avuto lo scopo principale di esporci diversi enunciati della Legge di Murphy. Per gli umani delle dodici colonie la lezione è quella che impartisce Igor (si pronuncia Aigor) al professor Frankenstein di melbrookssiana memoria: “potrebbe essere peggio…potrebbe piovere!” E piove, quanto piove nell’ultima puntata! Piove sui personaggi, con ribaltamenti che non ci aspettavamo, o che magari ci aspettavamo sperando vivamente non avvenissero.

[su_spoiler title=”Spoiler” style=”fancy”]Piove soprattutto sul comandante Adama, piombo. E dalle mani di chi (Boomer) sembrava un’eroina ed invece è una serpe in seno. O forse no. Un cliffhanger che permette di aprire una stagione successiva in una corsa adrenalinica da dipendenza sfrenata.[/su_spoiler][/su_service]

[su_service title=”Perché no! Dallas” icon=”/wp-content/uploads/2012/06/no_icon.png” size=”32″]

Dallas - Photos courtesy CBS. All Rights Reserved.Il serial creato da David Jacobs che racconta gli intrighi della ricca famiglia Ewing (andato in onda dal 1978 al 1991) è ricordato anche per un famoso cliffhanger che riguarda uno dei protagonisti più amati dal pubblico: Bobby, fratello “buono” del diabolico J.R., interpretato da Patrick Duffy. Più che il cliffhanger in sé, stupisce come gli autori, per risolverlo, abbiano atteso un’intera stagione e lo abbiano fatto con un doppio carpiato con avvitamento… in un altro cliffhanger!

[su_spoiler title=”Spoiler” style=”fancy”]A seguito di un incidente che coinvolge lui e sua moglie Pamela, Bobby Ewing muore alla fine della settima stagione. L’intera ottava stagione prosegue in modo rocambolesco fino a che… Pamela si sveglia! E Bobby è vivo e vegeto. Gli eventi accaduti in questo finale (e in tutta l’ottava stagione) vengono risolti come un sogno di Pamela.

Va detto che la decisione di far morire il personaggio nacque in seguito all’allontanamento volontario dell’attore e il conseguente calo d’ascolti della stagione successiva, obbligò la produzione a reintegrarlo nel cast a tutti i costi. Ciononostante, la soluzione narrativa utilizzata da parte degli scrittori non piacque ai telespettatori. E nemmeno a noi, se vi interessa saperlo.[/su_spoiler][/su_service]

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