2013 – Il Peggio secondo Sono Cose Serie

spv-peggio2013Abbiamo parlato di bilanci e delle famose e terribili colonne “buono/cattivo” che incombevano alla lavagna. Ci sono stati i buoni ed ora, per par condicio, è tempo dei cattivi.

5 serie per cui, secondo il nostro parere, potete tranquillamente evitare di perder tempo e conservarlo per fare di meglio, dal godervi qualcosa di buono (i consigli di cosa recuperare dal 2013 potrebbero aiutarvi) a fare la toeletta ai vostri piedi. Sarebbe comunque tempo meglio speso.

The following - stagione 11 –  Era partita bene. Gli attori sono bravi, il rilanciato Kevin Bacon fa la sua porca figura, e l’idea era intrigante. Persino diversi meccanismi sembravano delle ottime idee. Eppure… eppure le puntate passavano e ti sembrava di essere sempre in rollaggio, e ti trovavi ogni tanto a guardare fuori dal finestrino ad aspettare che il terreno si allontanasse e questo aereo finalmente prendesse il volo. E mentre aspettavi cresceva il cumulo di situazioni e momenti su cui “passare sopra” o da “perdonare”. The Following doveva essere un duro thriller psicologico, ma ad ogni episodio finivi per sentirti nello stesso modo in cui ti sentivi dopo aver visto una soap nel pieno degli anni ’80, senza capire come. Poteva essere un ottima serie, quindi non solo delude, ma irrita anche un po’.

Season-4-Promo-Poster-the-walking-dead-35070776-960-7122 – Pare che Frank Darabont abbia fatto causa ad AMC per diverse questioni legate alla produzione di The Walking Dead dopo il suo abbandono forzato. Ora, se possiamo comprendere perché non si unisca Robert Kirkman – che nonostante lo scempio del suo splendido comic book dalla serie tv sta ricavando notorietà, pubblicità e soldi come orde di zombie famelici –, più difficile ci è capire come mai non si associ anche il pubblico, a fronte di una serie che era partita molto bene nella prima stagione, per poi arenarsi in un polpettone dove ai colpi di scena è ormai uso e consuetudine la sostituzione diretta con giganteschi WTF?! Questo non è declino, è ruzzolare verso l’abisso. Con noia.

Diciamo che la nostra videorecensione della stagione tre è tornata inaspettatamente attualissima, quasi fosse una profezia (contiene qualche spoiler sulla terza stagione):

Under the dome - stagione 13 – Se c’era bisogno di avere una conferma, il 2013 ci ha portato quella che Stephen King in televisione non ce la può proprio fare. Al cinema qualche buona trasposizione, persino qualche ottima trasposizione, abbiamo avuto il piacere di godercela. In televisione ancora non è stato possibile restituire quel che merita al Re del terrore, nonostante l’ampio spazio e le dilatazioni tipiche di una serie che dovrebbero permettere più facilmente di sviluppare al meglio la sua grafomania. Niente, nonostante Under The Dome sia figlia di uno dei migliori romanzi dell’ultimo periodo kinghiano, non riesce a rendere giustizia e, soprattutto, il piacere che merita. L’unica novità in questa conferma è che non valgono quello che sempre si è pensato fossero i limiti del traduzione di King in tv: quelli tecnici. Under The Dome ha soldi ed effetti, ma, evidentemente, non ne ha il cuore.

Da Vinci's Deamon4 – Ci sono figure nella storia dell’umanità talmente grandi e uniche che andrebbero affrontate con saggezza e rispetto: Leonardo Da Vinci è una di queste. Da Vinci’s Deamon è il modo peggiore per omaggiare o reinventare questo artista-ingegnere dai mille risvolti. Non è solo una questione di allegria e di superficialità storica, è che quando ti prendi la briga di riscrivere un personaggio di tale portata, almeno costruiscici intorno una storia bella e solida e non indugiare nella ricerca di scene in cui compiacerti come un bimbomikia qualunque. Purtroppo questa serie è l’ennesima sciatteria firmata David S. Goyer (e con lui lista è lunga…).

5 – Questa è una lista, non una classifica. Per questo Zero Hour la trovate al quinto posto e non al primo. Il peggio ce lo siamo tenuti per ultimo. Una serie cancellata alla terza puntata in America, da noi l’hanno passata tutta. Una serie talmente brutta che non può essere nemmeno annoverata come B-series perché manca perfino di “carattere trash”. Provano a buttarla sull’esoterico-avventuresco a caccia dei rimasugli del filone d’oro scavato da Dan Brown, ma riescono a ciccarle tutte: personaggi, storia, riferimenti esoterici, ritmo e perfino la qualità tecnica che per gli americani è quasi da dare per scontata. Strano, perché lo sceneggiatore Paul T. Scheuring a capo della serie ci aveva coccolato lungamente con Prison Break.

Cioè, insomma, è noioso perfino il trailer…

MENZIONI SPECIALI

Dexter Stagione 81 –  Per anni, con qualche alto e basso lo ammettiamo, è stata “LA” serie. Una di quelle che hanno fatto la storia della televisione moderna e che hanno offerto qualcosa di veramente nuovo e diverso, appassionato il pubblico di tutto il mondo. Ma c’è poco da fare. Quando quella che stai cavalcando non è più l’idea, il personaggio o la trama, ma l’onda degli utili, il disastro (e lo squalo) sono dietro l’angolo. L’ultima stagione di Dexter rappresenta quanto di peggio si possa fare spingendo sul fronte dello “scavare il fondo”. Snaturante non è un termine che la descrive a sufficienza. È come la stagione di Dallas in cui alla fine un personaggio si sveglia e ti dice “è stato tutto un sogno!“. Solo che il personaggio sei tu ed è stato un incubo. Lacrime amare. Non per i contenuti del racconto, ma per la truce violenza che questo ha subito.

Jo2 – La tentazione di includere tra le peggiori Breaking Bad è stata forte. Non perché sia una brutta serie (tutt’altro come abbiamo detto) ma perché certi capolavori seriali non andrebbero mai chiusi: finirla è stata una delle peggiori cose seriali del 2013.
Quindi al posto di Breaking Bad, daremo una menzione speciale a Jo, serie francese con l’immenso Jean Reno. La citiamo perché è un’occasione sprecata, un tentativo affannoso di fare noir francese rincorrendo gli stilemi americani. Tutto gira a vuoto sfociando nella noia. Ai cugini d’oltralpe gli va riconosciuto che ci provano, ma dovrebbero farlo con più coraggio e senso di grandeur, il coraggio di non inseguire la strada made in USA. Almeno, comunque, loro ci provano.

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